Rinnovabili, l’Italia è 0,5 punti sopra al target 2020

Articolo pubblicato martedì 14 marzo 2017
Rinnovabili, l’Italia è 0,5 punti sopra al target 2020
Cresce la percentuale di energie rinnovabili nei consumi primari europei ma il merito non è tutto dello sviluppo interno del comparto. Indirettamente anche il freno dei combustibili fossili ha permesso all’Europa di accelerare sugli obiettivi 2020. Questo l’immagine che restituiscono i grafici presentati da Eurostat. L’ufficio Statistiche dell’Ue ha pubblicato oggi l’aggiornamento al 2015 dei dati sulle fonti rinnovabili.
In quell’anno le green energy hanno coperto il 16,7% dei consumi finali lordi di energia nell’Unione, quasi il doppio delle performance registrate nel 2004 (primo anno in cui sono stati elaborati i report statistici). In realtà la vera crescita si è presa una pausa dopo il 2010: nel 2011, temperature più alte, crisi economica e ritardi nell’attuazione della direttiva 20-20-20 hanno portato addirittura ad una diminuzione dell’uso delle rinnovabili. Lo sviluppo è tornato regolare, complice l’incremento di eolico e fotovoltaico e consumi più contenuti dove le fossili hanno leggermente retrocesso.
 Dal 2004 a oggi, la quota delle fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia è cresciuta in modo significativo in tutti gli Stati. Rispetto ad un anno fa, è aumentata in 22 dei ventotto Paesi. In cima alla classifica 2015, con più della metà (53,9%) di energia consumata proveniente da rinnovabili, c’è la Svezia, seguita da lontano da Finlandia (39,3%), Lettonia (37,6%), Austria (33,0%) e Danimarca (30,8%). All’estremità opposta della scala, le percentuali più basse di energie rinnovabili sono state registrate a Lussemburgo e Malta (entrambi 5,0%), Paesi Bassi (5,8%), Belgio (7,9%) e Regno Unito (8,2%).
 

 

In questo contesto l’Italia ha seguito un percorso a due velocità: una rapida iniziale che le ha permesso, in sette anni di duplicare il contributo green nei consumi, passando dal 6,3% del 2004 ad oltre 15% del 2011, e una più morbida da quell’anno in poi. L’obiettivo europeo assegnato al Bel Paese (17%) lo abbiamo raggiunto senza troppi sforzi nel 2014 e nel 2015 eravamo già oltre di 0,5 punti percentuali. Una performance che ci vede in buona compagnia; risultati simili, ma su target ovviamente diversi, sono stati raggiunti da altri dieci Stati membri: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Croazia, Lituania, Ungheria, Romania, Finlandia e Svezia. I più lontani risultano essere i Paesi Bassi (8,2 punti percentuali rispetto all’obiettivo nazionale 2020), la Francia (7,8 punti), Irlanda e Regno Unito (entrambi 6,8) e Lussemburgo (6,0).
 
Scendendo di scala si scopre che nel 2015, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha contribuito in media il 28,8% del consumo totale dell’UE-28 (dato che in Italia è al 33,5%) e che la più virtuoso dei Ventotto è l’Austria con una quota di ben più del 70%. Sul fronte del riscaldamento e del raffrescamento invece, le green energy hanno rappresentato il 18,6% del consumo totale europeo. In questo, lo stato più avanzato è la Svezia dove le fonti alternative coprono già il 68,6% dei consumi termici.
 
Fonte: www.rinnovabili.it

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